Artisti liutai di Giuseppe Manna

Vai ai contenuti

Menu principale:

Presentazione

Artisti Liutai nasce nel 2003 ed è un marchio che sottintende una ricerca sulla liuteria napoletana, effettuata dal liutaio Giuseppe Manna*. Prendendo spunto dalla gloriosa stirpe quali: Fabbricatore, Filano, Vinaccia, Calace, Rubino, De Cristofaro, Ricci, Kasermann, D'Isanto, Di Meglio, Maratea, Gagliano, Bellarosa, Sannino, Tarantino, Postiglione, Contini ecc.. I modelli presenti nella collezione sono stati realizzati non come copie, ma come strumenti a se, che pur prendendo spunto da particolari tecniche costruttive ereditate dalla cultura liutaia partenopea, hanno una loro tipicizzazione, in quanto eredi costruttivi e continuatori della tradizione.

Giuseppe Manna, liutaio diplomato e fondatore di tale marchio si occupa da circa trent'anni di liuteria e tecniche costruttive, insegnante di liuteria, organologia, perito tecnico sugli strumenti musicali e laureato in Lettere presso l'Università L'Orientale di Napoli, nonché musicista, mandolinista. Presidente e fondatore dell'Associazione Culturale Il Calascione, musica e liuteria napoletana.

Con Artisti Liutai si vuol far capire che la liuteria non è solo artigianato, ma soprattutto una concezione impregnata di arte, matematica, filosofia, disegno, progettazione ecc. ed è quindi il risultato di un prodotto culturale scaturito dallo sforzo di un animo artistico. Il sodalizio con il legno porta alla creazione di gioielli musicali. Il risultato è che l'oggetto-strumento è un pezzo unico che si esibisce, quando viene suonato.
Vi è dunque nell'oggetto che deve servire a suonare una funzionalità legata a fattori acustici che ne determina la forma e non è pertanto da escludere che intervengano in maniera rilevante tipologie dovute alla tradizione, al modo di costruire, alla scuola artigianale di un certo tipo. In questo modo coesistono due elementi: uno scientifico, l'altro storico e funzionale. La possibilità di variare le forme di abbellire con certi modi di decorazione lo strumento, favorisce l'innato senso decorativo dell'uomo. Quindi i liutai, sin dagli albori della civiltà e specialmente nella musica antica e barocca, si sono cimentati con ornati intagli, motivi dipinti, intarsi, dorature ecc, in modo abbastanza vistoso e incredibilmente sfarzoso.
Il fatto funzionale dello strumento non ne impedisce comunque un intervento decorativo e ciò si verifica precisamente in quelle parti che non rispondono in maniera diretta alle vibrazioni sonore, oppure si tratta di tipi di decorazione che non ne influiscono il rendimento musicale. Negli strumenti ad arco, la parte terminale del manico viene ornata con il riccio, che può essere intagliato in vari modi, senza precluderne la sonorità. Nei liuti e negli altri cordofoni, la rosa, o buca circolare, sul piano della cassa, può essere traforata e intagliata, oppure motivi geometrici possono essere intarsiati con legni di diverso colore, con madreperla, tartaruga, avorio, lo stesso vale per la filettatura degli strumenti. Esistono degli strumenti antichi che sono dei veri e propri capolavori, intarsiati finemente e cesellati con motivi artistici che poi col tempo sono diventati degli oggetti d'arte.

Nel Rinascimento trovatori e trovieri girovagando per le corti d'Europa hanno diffuso non soltanto i modi e la musica colta e cortigiana ma spesso erano autori e costruttori, compositori ed infine costruttori del proprio strumento. Questi modificavano l'intervallo sul manico attraverso laccetti e legature finché trovavano le altezze giuste per esprimere i loro modi secondo le loro esigenze compositive. Adattavano diapason e strumenti per rendere fruibile e piacevole la loro musica. Con l'avvicendarsi dello studio delle proporzioni con Vitruvio, Leonardo Da Vinci, Piero Della Francesca, Pacioli e Kircher e tutto il Rinascimento, la liuteria ha fatto dei passi avanti essendo parte integrante delle arti liberali fino a giungere alla riscoperta dei canoni espressivi che hanno portato dalla musica modale al temperamento. Lo studio delle proporzioni auree, del famoso numero aureo, il magico 1,618, è stato confrontato con diapason e proporzioni delle casse degli strumenti fino ad arrivare nel 600-700 a Chadlini che eseguì uno studio mandala-suono e proporzione in rapporto ai numeri aurei. Con Van Helmoltz, che ha studiato la meccanica ondulatoria del suono, hanno portato allo sviluppo di tecniche espressive e costruttive fino ad arrivare a Stradivari. La liuteria napoletana si contrapponeva a quella cremonese. Per differenziare gli strumenti cremonesi (violino, viola e violoncello) ha contrapposto dividendo il calascione (capostipite degli strumenti a plettro napoletani) in tre diversi diapason: mandola, mandolino e mandoloncello, i quali sono pervenuti fino ad oggi.


*in origine con la partecipazione di Concetta Canzanella, liutaia diplomata (vedi sezione mandolini).

Torna ai contenuti | Torna al menu